Murdoch il kingmaker è tornato
La banda di professionisti che a Chicago aiuta Obama nella campagna per la rielezione? E’ fatta da duri. Detta da Rupert Murdoch, il magnate australiano dei media che è diventato “Lo Squalo” grazie all’applicazione brutale e spregiudicata delle regole del business, è il riconoscimento di un intenditore. E il rivale repubblicano di Obama, Mitt Romney? Non ci siamo ancora, non è duro abbastanza per battere quelli. Se vuole fare sul serio “deve licenziare i suoi amici e ingaggiare qualche professionista”.
3 AGO 20

La banda di professionisti che a Chicago aiuta Obama nella campagna per la rielezione? E’ fatta da duri. Detta da Rupert Murdoch, il magnate australiano dei media che è diventato “Lo Squalo” grazie all’applicazione brutale e spregiudicata delle regole del business, è il riconoscimento di un intenditore. E il rivale repubblicano di Obama, Mitt Romney? Non ci siamo ancora, non è duro abbastanza per battere quelli. Se vuole fare sul serio “deve licenziare i suoi amici e ingaggiare qualche professionista”. Altrimenti non avrà chance. Murdoch lo scrive prima su Twitter e poi lo fa dire a un editoriale sul Wall Street Journal, di sua proprietà, con argomenti un poco più articolati ma che fanno male lo stesso. “La campagna di Romney è confusa e politicamente stupida”. Insomma, Romney non gli piace e probabilmente ha nostalgia di un altro candidato, Rick Santorum, fatto fuori alle primarie: lui sì, aveva cinguettato a gennaio, “ha un’autentica Big Vision per l’America”.
Ora Murdoch sceglie Twitter e Wall Street Journal, ovvero i due media che sono i suoi innamoramenti più recenti, per tornare a fare il kingmaker. La politica inglese ai suoi occhi è un po’ sbiadita per sua stessa ammissione, quella americana è un altra questione. La politica di Washington è quella che conta e finalmente c’è l’occasione per dire di nuovo la sua. All’ultima gara presidenziale nel 2008 Murdoch era stato incerto, prima si era schierato con Hillary Clinton e poi si era rassegnato a Obama. Questa volta no: fiuta il momento di debolezza del presidente democratico, sente che potrebbe essere un leader da un mandato solo e si scatena dalla parte dei repubblicani. Unico problema: Romney non lo convince, non è conservatore abbastanza, combina pasticci – come con l’Obamacare, prima ha detto che era una tassa e poi è tornato indietro – sembra un businessman rallentato invece che un leader carismatico.
E pensare che dopo gli scandali britannici, la chiusura lampo del News of the World, le inchieste della polizia contro i suoi giornalisti, la lente d’ingrandimento sui suoi rapporti con i politici, si parlava già di crisi del suo impero. E invece ora Time parla di “effetto sacrificio azteco”: Murdoch incombe sulla campagna di Romney come un’oscura e potentissima divinità sudamericana, che esige l’uccisione del vecchio staff per propiziare la vittoria elettorale.
E pensare che dopo gli scandali britannici, la chiusura lampo del News of the World, le inchieste della polizia contro i suoi giornalisti, la lente d’ingrandimento sui suoi rapporti con i politici, si parlava già di crisi del suo impero. E invece ora Time parla di “effetto sacrificio azteco”: Murdoch incombe sulla campagna di Romney come un’oscura e potentissima divinità sudamericana, che esige l’uccisione del vecchio staff per propiziare la vittoria elettorale.